Genova

A Genova la più antica confetteria d’Italia fa ancora i dolci con le ricette del '700

Attiva in centro dal 1780, Romanengo difende la tradizione autentica della pasticceria genovese. Tanto zucchero, canditi e confetti appresi dagli Arabi e lavorati con ricette e strumenti originali

Per imparare a far bene i confetti servono almeno cinque anni”, racconta Giuseppe Romanengo, esponente dell’ottava generazione di una famiglia di confettieri e canditori genovesi, la cui esperienza, a dire il vero, è ben più lunga. Lo incontriamo dietro il banco tra vetrinette e boiserie della bottega di Via di Soziglia, dove si ha l’impressione di veder spuntare, da un momento all’altro, qualche artigiano in abiti settecenteschi. Il percorso del negozio — la più antica confetteria d’Italia — parte nel 1780, tra canditi, praline e pastiglie dolci che sono diventati patrimonio di tutta Genova. La storia e le specialità.

Genova e le sue botteghe storiche, tra Palazzi dei Rolli e carruggi

Arrampicata tra i colli e il mare, la Superba — per il suo carattere orgoglioso e imponente — si scopre girando di bottega in bottega. Sono una sessantina quelle tutelate come ‘storiche’ da Comune e Camera di Commercio; una varietà di macellerie, tripperie, cioccolaterie e sciamadde (le antiche focaccerie alimentate da forno a legna: qui la nostra mappatura), ma anche ferramenta o gioiellerie. Ciascuna conta almeno 70 anni di incessata attività (quando quasi un quarto di millennio, come Romanengo) e mostra di interni originali, strumenti inalterati e ancora funzionanti o elementi architettonici ben conservati.

Vivono grazia a uno dei principali porti del Mediterraneo, dal quale la città ha tratto materie prime, denaro e propensione alla scoperta. Oltre alla capacità di sostenere una classe prima di nobili e poi di alta borghesia che ha risieduto nei Palazzi dei Rolli. Una buona idea è approfittare della Rolli Experience, un calendario di weekend nel corso dell’anno per conoscere le residenze e il curioso sistema di ospitalità che fornivano, oltre alle mitiche botteghe tra il centro storico e i carruggi che scendono al porto. Un’iniziativa culturale che permette di addentrarsi nelle dimore nobiliari genovesi Patrimonio dell’Umanità Unesco, calendarizzata in varie date, per conoscere Genova e i suoi tesori da una prospettiva diversa dal solito.

La storia di Romanengo, la più antica confetteria artigianale d’Italia

Romanengo ha un primato: “Operiamo in questa sede dal 1814, ma l’attività era partita già da 34 anni, grazie ad Antonio Maria”, precisa il più giovane Giuseppe. Spezie, zucchero e caffè scaricati dal mare erano all’inizio gli oggetti del commercio, prima che i figli Francesco e Stefano conseguissero patente di confiseur. È venuto poi Pietro, confettiere e speziale, a dare alla bottega in Soziglia le sembianze di boutique che ancora conserva, conquistando fino alla famiglia Doria, Giuseppe Verdi e i reali di Casa Savoia.

Le generazioni a seguire, poi, se la sono vista col secolo delle guerre, tuttavia resistendo e inaugurando nel 1926 una piccola fabbrica vicino Brignole, “che ancora sostiene la produzione”. Poi sono arrivati i supermercati, le merendine, i cioccolatini di dubbia qualità e i confetti che non sanno di niente, ma i Romanengo sono ancora qui, hanno un secondo negozio in Via Roma e un terzo, più recente, anche a Milano, e proseguono a lavorare lo zucchero nel modo che li ha resi famosi.

La tradizione della canditura e della confetteria a Genova

La pasticceria che oggi va per la maggiore”, quella tutta creme, glasse e mousse montate, “arriva dalla scuola francese e svizzera, piuttosto recente. A Genova restiamo legati alla tradizione araba, antichissima”, precisa Romanengo. Dall’altro lato del Mediterraneo, e ancora una volta per mare, è arrivata non solo la coltura della canna da zucchero, ma pure la tecnica per impiegarla “e preservare gli alimenti a lungo, in vista dei viaggi in barca”.

La frutta fresca — “la lavoriamo solo di stagione” — e quella secca dal sud Italia, diventano così canditi, che Romanengo è tra i pochi a lavorare a frutto intero. Oppure confetti: “Si rivestono di zucchero con le bassinatrici (piccole ‘betoniere’ girevoli, NdR) originali dell’Ottocento”, e il loro gusto, fragranza e croccantezza ha poco a che vedere con gli esempi industriali. Pian piano, per merito di commercianti intraprendenti, si è aggiunto altro.

I pezzi forti di Romanengo, tra ricette autentiche e qualche novità

Da noi i frigoriferi sono superflui, i dolci durano nel tempo e seguiamo le ricette storiche”, fa Romanengo. Oltre a frutti e fiori canditi, confetture e sciroppi, ci sono appunto confetti di mandorle d’Avola, pistacchi, pinoli, scorze di arancia, finanche corteccia di cannella (“una specialità piuttosto rara”). Gli artigiani sono diventati esperti poi anche nel cacao, in arrivo da Sud America e Africa precocemente e grazie al mare, per cioccolatini e praline. Tra fondant, gocce al rosolio e ginevrine, oggi si trovano infine tartufi, meringhe, pastine alla crema di marroni e i tipici biscotti Quaresimali.

E nel futuro, invece, che c’è? Da quando nel 2019 l’imprenditore francese Jean-Sébastien Decaux, innamorato della Liguria, è entrato nella compagine sociale, si sono aperte nuove prospettive. Dal 2022, una nuova bottega a Milano e pure Cascina Romanengo, un’azienda agricola in Val di Lemme che accorcia la distanza tra gli ingredienti — frutta e miele, ad esempio — e uno dei banchi più longevi d’Italia.






Antica Confetteria Romanengo

Via di Soziglia, 74/76 r Genova

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